Elogio della Solitudine: e se avesse ragione Schopenhauer?

In questo articolo voglio parlarvi della mia ricerca sulla Solitudine e del ruolo importante che ha nella crescita dell’essere umano e della sua anima.

Quello che voglio fare oggi è condividere con voi una riflessione importante, sorta dalla lettura del testo di Schopenhauer che troverete linkato in fondo a questo articolo del blog.

Condivido questa riflessione perchè questo è un tema che, ultimamente, torna prepotentemente nella mia vita per darmi nuove lezioni. La mia vita spesso mi ha riportata alla solitudine come fase di rielaborazione e crescita. Io stessa posso definirmi una persona solitaria che apprezza la solitudine.  Ovviamente esistono modi diversi di vivere e percepire la solitudine che variano in base alla nostra personalità e alle fasi di vita.

Mi sono anche resa conto che con il passare del tempo la sensazione che si prova quando si pronuncia questa parola in me è cambiata. Fino a qualche anno fa, quando pensavo al concetto di solitudine o stare da soli, provavo una grande stretta allo stomaco e alla gola (il plesso solare e il chakra della gola che per altro oggi so essere strettamente collegati). Oggi quando penso alla stessa espressione mi viene da inclinare il capo sulla spalla e chiudere gli occhi, come se fossi accolta in un abbraccio che mi sospinge verso l’alto facendomi sentire la testa leggera e il cuore che si espande… come si cambia!

Parlo ogni giorno con decine di persone, sono circondata da tante meravigliose persone, sono grata di tutto questo e amo ciò che faccio; allo stesso tempo ho capito ormai da tempo che la nostra forza è sapere di essere sempre soli, anche se non lo siamo mai.

Questa è Magia! Sentirsi “colmi” dell’Essere.

La prima volta che ho incontrato, diversi anni fa, le parole di Schopenhauer durante la lettura de “L’arte di conoscere se stessi”  le ho percepite dure, tristi e a tratti sprezzanti ma forse perchè non avevo la giusta esperienza di vita per comprenderle. Oggi posso capire meglio il significato profondo del vero e proprio elogio della Solitudine del filosofo, seppure non condividendo il suo odio per il mondo e contestualizzando le sue parole in una vita che – a differenza di molte nostre vite – non ha potuto sperimentare l’Amore e l’Amicizia che innegabilmente ci rendono migliori.

Per citare una riflessione di Salvatore Brizzi: “Si ha paura della solitudine solo finché non si realizza di essere già sempre soli. La vera solitudine è realizzare che ci sei solo tu e il mondo è dentro di te. Gli altri sono i tuoi specchi. La vera solitudine è senza rimedio… perché è il rimedio.” Puoi approvare o meno, amare o meno questo autore ma sicuramente queste frase apre a una riflessione.

Quando leggo queste parole di Brizzi penso spesso alla carta dei tarocchi dell’Eremita. Come ogni carta dei tarocchi anche questa rappresenta un archetipo. Quest’uomo anziano (quindi saggio!) ha in mano un bastone (segno di potere) che utilizza con discernimento e saggezza per accompagnare i suoi passi, illuminati dalla sua lanterna. Nessuno gli dice dove andare, decide lui stesso con la sua luce dove andare e procede con il suo bastone del comando. L’eremita è la guida di se stesso, è il leader e detiene un grande potere. Ha una profonda saggezza che illumina la via e muovendosi con attenzione a dove mette i piedi, illumina la sua via e quella degli altri, per i quali crea un sentiero sulla neve. Il numero 9 della carta in numerologia indica un archetipo di vita vissuta, lezioni apprese e di disponibilità al cambiamento. L’eremita che molto spesso viene visto con tristezza in una stesura dei tarocchi è in realtà uno davvero super!

Per me tutto questo è meraviglioso e provo una grande emozione quando riesco a condividere questo mio sentire con le altre persone che incontro! Non è facile, se mi avessero detto queste cose solo 10 anni fa avrei guardato il mio interlocutore con disappunto, ma è giusto non vergognarsi di ciò che si pensa.

Le mie guide (che comunicano attraverso persone, libri, intuizioni) mi stanno insegnando giorno dopo giorno che solo imparando ad amare questa Solitudine si può tornare NEL mondo, con gioia, equilibrio e leggerezza, senza essere DEL mondo. Essere DEL mondo ci mette in balia degli altri, del modo in cui gli altri si relazionano a noi quando ci portano le proprie esperienze, abitudini, visioni della vita ecc. Essere NEL mondo sapendo di essere noi e solo noi, ci permette di vedere l’altro e di amarlo (anche quando si tratta del nostro peggior nemico!) perchè in lui possiamo vedere una parte di noi e imparare nuove cose. L’altro potrà ferirci ma mai scalfirci. Ovviamente non dovremo subire ma sapremo accogliere e voltare pagina senza rammarico.

Questo discorso sull’essere solo noi ci mostra anche la bellezza di poter continuare a vivere esperienze nuove e ascoltare nuove voci senza intaccare la nostra parte migliore: come quando leggiamo diversi romanzi, ci immedesimiamo nelle storie durante la lettura, ci sentiamo come quel determinato personaggio senza, però, diventare quel personaggio una volta chiuso il libro: questo non intacca il nostro essere ma ci rende solo più esperti e migliori!

Una bella lezione di vita per una persona empatica ma la vita è imprescindibile perchè è una scuola, altrimenti… che ci  stiamo a fare qua?!

Forse l’apertura del cuore di cui si parla tanto in tutte le tradizioni spirituali (non parlo di religione ovviamente) è proprio questo e parte proprio da qui.

La solitudine è una benedizione, un’esperienza che arriva solo quando la nostra anima è pronta per poter fare l’esperienza che la porterà all’apertura del cuore per vedere il mondo per ciò che è. Se riesci a stare da solo e a goderne hai la chiave per aprire il portone che conduce al tuo giardino segreto in cui è custodito l’autentico te che potrai, se vorrai, scovare cercandolo tra gli i faggi, le querce e gli arbusti di bacche di ginepro.

Se hai sempre persone attorno a te non pensare di non poter fare questa esperienza, ti basteranno pochi minuti al giorno per stare… stare… stare… e sentirti colmo nell’Essere! La mia vita è spesso “troppa” ma trovo sempre il mio momento, solitamente alla sera, per stare nell’Essere e coccolare il mio drago immaginario 🙂 (simbolo della forza interiore e del potere personale).

Ma per tornare da dove siamo partiti, parliamo di Schopenhauer, un filosofo immenso, certamente un pochettino pessimista, visto con gli occhi del giudizio.

Qui ti condivido un estratto delle sue parole, che ti chiedo di leggere cercando man mano di spegnere il giudizio e discernendo ciò che arriva dall’anima saggia del filosofo e cosa dalla personalità sofferente di un uomo che, come tale, ha dei limiti e preconcetti anch’esso … in fin dei conti se continuiamo a parlare di ciò che ha scritto dopo 150 anni, un motivo ci sarà e vale la pena considerarlo per farsi un’opinione.

Leggendo le sue parole si percepisce sicuramente che l’apertura del cuore non era la sua via prescelta per l’illuminazione ma io trovo in una lettura attenta una grande lucidità nel comprendere quanto sia importante la relazione con l’altro (che lui considera inferiore ma perchè lo vede sempre da un punto di vista della sua personalità) e la necessità di isolarsi per poter elaborare.

Secondo Bruce Lipton (e non solo), i nostri comportamenti derivano per il 5% dalla nostra parte creativa (quella connessa con la sorgente divina) ed è la parte più autentica, quella che i bambini fino ai sette anni circa utilizzano esclusivamente per relazionarsi con il mondo. Il 95% restante è fatto di programmazione subconscia che scaturisce dalla nostra “programmazione” ovvero ciò che abbiamo inglobato in noi e fatto nostro sulla base degli input ricevuti dall’esterno (famiglia, contesto socio-culturale e così via inclusi traumi, blocchi, paure…). Va da se che per la maggior parte del tempo ci comportiamo diversamente da come realmente siamo che solitamente coincide con la parte migliore di noi!

Cosa accade quindi quando rimaniamo per un po’ di tempo soli con noi stessi rimanendo nell’essere? Possiamo decidere di continuare a stare lì, nel nostro cantuccio e processare fatti avvenuti, sensazioni provate guardandole dal solito punto di vista che utilizza il 95% delle nostre credenze (gli psicologi le chiamano così) oppure possiamo esercitare la nostra creatività e lasciar affiorare intuizioni che ci portano ad una visione autentica delle cose. Questo porterà ad aumentare quel 5% di creatività (e di scintilla divina in noi) e a far diminuire quel 95% che ci allontana dal nostro vero essere.

Quando torniamo NEL MONDO con un 6% di creatività, invece che un 5%, possiamo fare già una bella differenza, per noi e per chi ci circonda!

Ok, bellissimo. Come si fa a spostare l’astina della percentuale? Bella domanda. Si possono leggere tante cose, studiare e praticare tante tecniche o semplicemente iniziare ad auto-osservarsi per rendersi conto di ciò che siamo, o meglio, ciò che non siamo: non siamo il nostro corpo, non siamo la nostra mente e nemmeno le nostre emozioni ma siamo molto di più.

Questo è un altro capitolo, ma ne riparleremo presto.

In questi giorni ho deciso di dedicare più tempo alla Solitudine (quella con la S maiuscola) per avere tempo e spazio di processare un po’ di file e mi sono trovata a scrivere queste riflessioni da condividere con voi… mi auguro di cuore che siano di servizio e di aiuto anche solo per una persona che leggerà fino alla fine.

Tanta Luce

Erika

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